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non riesco ad essere felice (mi diceva nel chiostro vicino le acciaierie) prova allora ad essere libero (rispondevo) (allora io) come quando a berlino c’era il muro (continuavo) (ancora io) da una parte eri felice, all’altra libero ma come (rispondeva) che gioia e libertà non vanno insieme? in questa nostra (dicevo) preistoria (insistevo) dell’uomo nell’umana preistoria che viviamo (in cui c’è storia solo per le élites, protostoria per noi che scriviamo e leggiamo e facciam conto) (e preistoria per tutti gli altri) (e quindi poi per tutti insomma…) i problemi di cui sopra abbiam divisi (continuavo) a berlino, se da una parte eri felice, dall’altra libero giravi ma questo con consueti incroci (improvvisavo, io) (a questo punto un po’ pentito, io) ché da una parte che eri libero dicevano (ti convincevano di questo dalla culla) (e agli altri tutti lo dicevano) poi dall’altra eri felice e soddisfatto (e solo quello potevi sentire) (solo la tua felicità, e quella di tutti) nell’89 (coi miei diciasett’anni) (con i miei pochi panni) (io) a berlino scansavo le macerie (appunto di quel muro) per camminar così sulla linea dove passava il muro in bilico tra libertà e felicità ho provato una sensazione di incompletezza dell’una e l’altra cosa che ancora non si posa che mi sta ancora qua


 

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8 febbraio 2013

IL NEONAZIONALISMO ANTINAZIONALE

Le dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini fatte il 27 Gennaio scorso appositamente in sfregio alla memoria collettiva e all’Europa (che di quella giornata è istitutrice insieme all’ONU) vanno messe insieme a quelle più recenti, ma reiterate, riguardanti la possibilità di uno sfaldamento dell’area Euro e il ritorno alle valute nazionali. Dichiarazioni derivanti da subculture politiche note ma che, messe insieme, disegnano un impasto preciso che colloca Berlusconi all’estrema destra del Partito Popolare Europeo, vicino ad Orban d’Ungheria e in relazione con diversi autocrati slavi.

Queste ultime prese di posizione non vanno rubricate come le solite sparate elettorali e neanche come i vaniloqui di un anziano perché dietro c’è un disegno politico specifico: la ricostruzione di un Neonazionalismo economico.

In questa chiave trova un senso il richiamo alle “cose buone”: il Mussolini dell’intervento pubblico unito alla compressione dei salari per la lira dei record (il ritorno alla valuta nazionale), il Mussolini della “nazione-proletaria” contro le nazioni plutocratiche (ieri la perfida Albione, oggi la Germania e l’Europa) che con retorica strapaesana spostava il conflitto sociale, dopo averlo ridotto con omicidi, galera e olio di ricino, da dentro a fuori, e ancora il Mussolini dei monopoli statali e parastatali (e Berlusconi è un monopolista in concessione pubblica) connessi alle corporazioni dei lavoratori, vera impalcatura socio-economica del fascismo.

Sono questi alcuni punti programmatici che già da alcuni anni vedono Tremonti impegnato in tentativi vari di attualizzazione al contemporaneo.

Si dirà che è un ben strano nazionalismo se come asse principale, appunto proprio via Tremonti, ha il rapporto privilegiato con un partito antinazionale come la Lega Nord, ma proprio questa apparente aporia è il suo dato di modernità, almeno per due motivi.

Il primo è che la torsione antinazionale è il grimaldello che permette di stravolgere la Costituzione Italiana e i suoi equilibri politico-sociali fondati su un compromesso sociale finalizzato al bene comune, all’emancipazione, alla solidarietà e all’universalismo dei diritti. Secondo poi, il discorso delle macroregioni transnazionali europee è utile a boicottare la costituzione europea in fieri, scopo evidente di ogni nazionalismo.

Il Neonazionalismo di cui parliamo si differenzia quindi dal nazionalismo classico perché abbandona l’idea di Stato-Nazione-Repubblica in quanto questa è fortemente connessa con i diritti universali di cittadinanza, con l’equilibrio dei poteri e con il compromesso sociale di cui la nostra Costituzione è garante; mentre ne recupera il concetto di confine e di dogana per uomini e merci ma non per i capitali finanziari.

Queste ultime dichiarazioni di Berlusconi insomma non sono le solite corna, i bubusettete, le battute da playboy o da caporalmaggiore. Sono precisi messaggi che rivelano l’ultima, si spera, incarnazione di quel fenomeno complesso e tremendamente moderno che chiamiamo berlusconismo.

Ma cosa spinge Berlusconi a collocarsi appunto all’estrema destra del PPE? Finora queste istanze, certo presenti nel centrodestra italiano, avevano convissuto con altre di segno più popolar-conservatore, non trovando mai sintesi ma solo momentanei e precari equilibri evidenti, a mò di esemplificazione, nelle continue tensioni tra Tremonti, Fini e Casini.

La differenza l’ha fatta la scesa-salita (in sostanza è rimasto dov’era) di Monti che anche plasticamente, con il sostegno di Fini e Casini, ha scippato al PDL le istanze popolari e golliste. E se Fini e Casini (i traditori!) rappresentano, almeno formalmente, le due culture tradizionali del centrodestraeuropeo (quella popolare e quella gollista appunto), Monti ne incarna la sua più recente trasformazione tecnocratica e finanziaria, che forse ha nel Pantheon più la Tatcher che Adenauer (o almeno la iron lady ha un fornetto più visitato).

Laconvivenza nel PPE di una destra nazionalista e populista e di una tecnocratico-monetarista, tenute comunque insieme da un’adesione di fondo ai principi neoliberisti, sembra aver in effetti messo un po’ in soffitta gli interpreti dell’Economia Sociale di Mercato e del Modello Sociale Europeo che fino a Khol nel PPE erano egemoni.

Ma con la crisi e le esigenze che questa pone tale convivenza sembra scricchiolare, Berlusconi sente il pericolo e, dopo aver tentato un accordo con Monti, passa all’attacco del professore spingendo sul pedale populista del neonazionalismo strapaesano; fino a promettere condoni fiscali e restituzione in contanti di tasse già pagate, con un’evidente messaggio di favoreggiamento alla grande evasione fiscale, vero core-business dei suoi ceti di riferimento.

Occorre fare attenzione perché un dispositivo politico-retorico del genere, in periodi di crisi generale (economica, di sistema, sociale, delle classi dirigenti, morale e culturale), nei Paesi dell’Europa Latina fa sempre presa (il film l’abbiamo già visto) e il differenziale tra i voti di Berlusconi e quelli di Monti nei sondaggi sta lì a ricordarcelo.

E soprattutto dovrebbero ricordarselo le élites economiche scese e salite direttamente in campo con Monti: una loro sconfitta diretta nel confronto col nazionalismo populista produrrebbe effetti imprevedibili nelle stesse élites e tra le forze sociali del Paese.

C’è bisogno che tutti capiscano la reale portata delle prossime elezioni, della prossima legislatura e del pericolo che, ancor più di prima, Berlusconi può farci correre.

Occorre il massimo di responsabilità e di sensibilità istituzionale nazionale ed europea di tutte le forze democratico-costituzionali che, pur nelle loro importanti differenze, devono saper individuare delle priorità per scongiurare la spirale autodistruttiva che il populismo nazionalista innescherebbe. Tra queste il Partito Democratico porta l’onere di essere l’unica forza con un programma e una possibilità di governo, vanta una rete di rapporti internazionali molto importanti, un insediamento sociale reale ed organizzato in tutto il Paese (come la mobilitazione per le primarie ha dimostrato), una capacità di mediazione tra le forze sociali come nessun altro partito, una grande credibilità in Europa.

Questo finale di partita può dunque giocarlo all’attacco, un attacco ordinato, calmo e improntato a quel grande senso di responsabilità che lo rende credibile, ma all’attacco. E’ serio e responsabile anche saper interpretare e organizzare la rabbia e la paura di quei settori impoveriti e abbandonati, di chi si sente tagliato fuori dal futuro e soprattutto dal presente, di chi non può avvertire immediatamente l’Europa come una possibilità, di chi non è nelle reti e cade senza rete, di tutti coloro insomma (e sono molti di più del famoso insediamento storico e soprattutto rappresentano la maggioranza di quegli indecisi fondamentali per la vittoria) che nella solitudine e nella disperazione sociale possono essere attratti dalle sirene neonazionaliste e populiste mentre serve qualcuno che vada a ricordare loro quello che già sanno: che l’unione fa la forza e che da solo non si salva nessuno.

ANDREA MASALA

PRESIDENTE ARCI PLURIVERSO

 

 




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14 giugno 2011

CLEMENTE DI PIETRO

Le dichiarazioni di Di Pietro lasciano esterrefatti!!! Dice di non strumentalizzare il referendum, dice che è una vittoria anche degli elettori del centrodestra. Dice che non è il caso di chiedere le dimissioni del Governo. Un Di Pietro mai sentito prima, lui che chiedeva le dimissioni del governo quando bucava in autostrada.

Chissà che la (probabile) decadenza del berlusconismo (altre ai cortigiani Vespa, Fede, Mora, Briatore, Santanché e altri che già cominciano ad accoltellarsi) non faccia tremare anche gli antiberlusconiani???
Del resto, quando è caduta L'URSS sono andati in pensione anche molti agenti della CIA.




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30 maggio 2011

MILANO NAPOLI A CALDISSIMO 2

rinfrescatomi con nicolas, volevo puntualizzare: dicevo di evitare entusiasmi e semplificazioni perché da stasera cominceremo purtroppo a sentire (dai diretti interessati che è normale, ma soprattutto dai soliti disinteressati pieni di interessi) che per vincere bisogna candidare vendola come novello obama, altri diranno matteo renzi, altri ancora qualche altro magistrato o banchiere (in attesa di un generale o di un cardinale)

invece occorre capire cosa si muove nel profondo, né io né molti altri avremmo scommesso un centesimo (di quelli rimasti) un mese fa su questi risultati.
comunque credo che il motivo principale sia proprio l'impoverimento delle classi medio-basse (la grande maggioranza del paese) che può credere anche per una decina di anni alle promesse di un miliardario vincente e accattivante, ma poi arriva il buon senso.
ora l'importante è staccare la lega da berlusconi, in tutti questi anni di alleanza non hanno portato a casa niente, se li stacchiamo abbiamo rotto il fronte conservatore al suo centro (terzo polo) e alla sua destra (lega). da qui si può riorganizzare una politica moderna degna delle aspettative della gente e di un paese europeo.
e poi noantri se compramio luisserriche!!!




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30 maggio 2011

MILANO E NAPOLI A CALDISSIMO

così a caldissimo e naturalmente con la gioia nel cuore direi che:


- questi risultati premiano la linea di bersani: centralità del partito e aperture verso tutti

- bisogna evitare facili entusiasmi e ancor più facili semplificazioni, i primi perché berlusconi non è ancora uscito di scena e ha sempre dimostrato di saper fare mosse abili, le seconde perché come non era vero negli ultimi 20 anni che per vincere servivano candidati moderati e centristi, non è vero ora che per vincere servono candidati "radicali" o "identitari" o peggio ancora "puri e populisti". serve saper far politica e interpretare i bisogni e gli umori della gente (anche quella con 2 g!)

- ancora una volta noi questi umori popolari fatichiamo a sentirli, infatti questi risultati ci stanno stupefacendo, direi che ancora proprio non capiamo ancora il fenomeno berlusconi, non lo capiamo quando stravince (né perché stravince) e non lo capiamo quando perde. c'è un profondo nella società a cui noi proprio non scendiamo. non parlo di giornali, politologi, sondaggisti e blogger (ne sono lontanissimi e al massimo lo travisano), parlo proprio di noi dirigenti e base della sinistra tutta. in questo senso direi che è ancora bersani a uscirne meglio di tutti, bisogna riconoscere che qualcosa ha anticipato ed è stato bravo a crederci fino in fondo.

- ora appunto niente facili entusiasmi né facili conclusioni politiche "epocali" (tipo: "in questa fase è chiaro che..." a urne ancora calde), soprattutto non facciamoci tirare dentro al giochino per cui il PD è ricattato o condizionato da di pietro o da vendola o che senza loro o i loro candidati non vinciamo. pisapia, come dicevamo in tanti, dovevamo candidarlo direttamente noi, de magistris ha vinto dopo molti anni di gestione problematica delle sinistre (che comunque, considerato il tutto, hanno tenuto), moltissimi altri sindaci di città importanti li abbiamo eletti noi e anche con molti punti di distacco dalla destra. invece mi pare vincente l'impostazione di bersani, il partito di maggioranza è centrale per ogni manovra, su piattaforme progressiste di interesse generale aperte a chi ci sta.

e ora, visto che è tutto a caldo, mi vado a rinfrescare con Nicolas Feuillatte!!!




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30 marzo 2011

Il nostro tempo è adesso


la vita non aspetta

Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

 

tutt* in piazza il 9 aprile.




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8 marzo 2011

QUALCUNO CI AIUTI

Abusa di una paziente sotto sedativo:

arrestato un infermiere a Viterbo

15:13   CRONACA L'operatore sanitario, un italiano di 57 anni, ha abusato della donna che si è svegliata mentre subiva la violenza

COLLEFERRO

Professore molesta allieva minorenne
convinta ad appuntamento: arrestato

13:40   CRONACA Ai domiciliari un professore 40enne romano: avances sessuali. Approcci su Facebook anche con altre allieve

DENUNCIATI TRE CARABINIERI

Stupro, gli inquirenti: no costrizioni
Per i legali, ipotesi abuso di autorità

Stupro, gli inquirenti: no costrizioniPer i legali, ipotesi abuso di autorità

20:51   CRONACA Questi i primi risultati dell'inchiesta del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Eleonora Fini. Discrepanze nei racconti della donna di 32 anni che ha denunciato gli abusi. Sospeso dal servizio il vigile urbano coinvolto




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6 febbraio 2011

SUORE E PUTTANE

Le tre tentazioni della Sinistra

 

Da diverse dirigenti della Sinistra mi sono arrivate mail entusiastiche con in allegato due lettere di suore preoccupate dell’immagine mercificata e degradata della donna che i recenti fatti di cronaca-politica stanno sortendo.

Io mi ero ripromesso di non scrivere nulla del cosiddetto caso Ruby (tra poco capirete perché), infatti è proprio di ciò che accade a sinistra che vorrei parlare, e vorrei farlo partendo da me.

Io ho due figli maschi, ma se ne avessi una femmina non vorrei mai, e dico mai, che facesse la suora o la prostituta.

Questo per due ordini di motivi: il primo, di natura diciamo etica, è che entrambe le attività mi paiono proporre un ruolo subalterno della donna essendo figlie di una visione patriarcale della società e degli esseri umani. Direi anche che, solo apparentemente in paradosso, entrambe sono figlie della stessa visione moralista.

Il secondo, di natura più utilitaristica, è che credo che entrambe (non sempre ma spesso) portino ad esistenze infelici, insoddisfacenti, dimidiate e incapaci di godere appieno delle possibilità della vita.

Ma ciò che è importante dire è che questo è il mio pensiero, sono i miei valori, ma nonostante ciò rispetto totalmente la scelta di chi decide liberamente di fare la suora o la prostituta.

Sono scelte che le donne possono fare grazie alla cosa più preziosa che hanno conquistato: la libertà.

Conosco già la prima obiezione: “ma chi decide di prostituirsi non è libera, è una scelta sempre condizionata da condizioni sociali o culturali”. Questo è un retropensiero sempre operativo, solo che potremmo applicarlo ad ognuna delle nostre scelte concludendone che non siamo liberi, nessuno, mai. Ma messa così è materia da Erasmo e Pascal.

Dobbiamo invece capire che, come dice il poeta, “la libertà è difficile e fa soffrire”, comporta anche scelte che non siamo in grado di comprendere o di apprezzare ma che non per questo smettono di essere legittime, o peggio ancora legali, in una società libera, democratica e di diritto.

A scanso di fraintesi tengo a precisare che conosco bene (contrastarla è il mio lavoro) l’enorme piaga della tratta e della riduzione in schiavitù per la prostituzione, è uno dei peggiori mali contemporanei e una vergogna per tutti, ma non è di questo tipo di donne che si parla a proposito di Arcore.

Questa premessa per dire che capisco perfettamente che due suore stigmatizzino alcuni comportamenti (è perfettamente coerente con la visione teocratica e morale della loro religione), quello che non capisco è l’interesse e l’entusiasmo, e ancor meno l’adesione, per il loro punto di vista da parte di dirigenti di sinistra.

Dico questo perché penso che è proprio questa continua torsione morale, questa tentazione costante, il principale ostacolo alle dimissioni di Berlusconi.

Mi pare infatti evidente che se in questi ultimi anni non ci si fosse esercitati in una continua critica estetico/morale a Berlusconi e al berlusconismo oggi emergerebbe chiaramente la necessità di dimissioni e sarebbero richieste dalla stragrande maggioranza di cittadini per una motivazione assolutamente politica: un Premier non può pensare che la nipote minorenne di un altro Capo di Stato possa essere tolta di galera e affidata alle cure di una prostituta brasiliana.

Se un Premier fa questo allora è assolutamente inadatto a ricoprire quel ruolo, sia per il suo senso civico, sia per le pericolose implicazioni internazionali cui espone l’Italia.

Un Premier irresponsabile e incapace, da allontanare subito dal suo incarico di responsabilità per il bene del Paese.

Ma questa limpida evidenza è appannata da anni di campagne moraliste e oggi Berlusconi può giocare l’ennesima carta da vittima perseguitata, del Robin Hood contro i Magistrati di Nottingham, e molti cittadini, fondamentalmente esausti di questo scontro senza soluzioni, non riescono più a distinguere un importante caso politico, come questo, dai troppi casi pretestuosi di matrice moralista o giustizialista.

Per questo credo che la sinistra debba lanciare messaggi più netti e inequivocabili: la gente ha bisogno di chiarezza perché immersa in una inarrestabile e confusa corrente mediatica che tutto confonde e tutto mistifica: il piano politico con quello morale, il piano giudiziario con quello estetico, il piano dell’informazione con quello della propaganda, il tutto sotto l’insegna di una continua e crescente emotività.

Confondere il nostro giudizio con quello, certo legittimo e probabilmente interessante, delle due suore non aiuta a fare chiarezza, a dare direzione, ma contribuisce alla confusione e al mantenimento di posizioni precostituite.

Sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza delle donne italiane non si riconosce nell’immagine di donna che esce dalle storie di Arcore, ma sono altrettanto convinto che non si riconoscerebbe neanche in un partito che stigmatizza e condanna quel tipo di libera scelta che pure loro compiono o non condividono. Dicendo questo mi auguro che l’importante manifestazione del 13 febbraio sappia trovare i toni e le parole giuste per rappresentare quante più donne possibili e non solo il “nostro modello” didonna, non abbiamo bisogno di ulteriori separazioni dalla società reale (riferimento che preferisco alla società civile), né tantomeno di nuove cacce alle streghe. Tra l’altro se proprio devo scendere sul terreno cristologico, che mi affascina profondamente, mi vengono subito in mente Maddalena, la pietra e i senza peccato.

Dobbiamo sforzarci di dare visibilità e rappresentanza ad una vasta pluralità di modelli positivi senza per questo dover brandire condanne o anatemi, la libertà nel privato è un bene acquisito tra la gente e la sinistra fatica ancora a farci i conti nel profondo.

Ma oltre a quanto detto, questo piccolo episodio delle lettere delle due religiose mi pare indicativo di un altro grave vizio della sinistra degli ultimi venti anni: la tentazione di esternalizzare la produzione di contenuti, e di delocalizzarla nei luoghi più paradossali: per le questioni etiche chiediamo alla Chiesa, per quelle economiche a Confindustria e per quelle politiche ai giornalisti.

Se ne ricava, gli elettori ne ricavano, una totale mancanza di autonomia, di dignità di pensiero proprio, di efficacia e riconoscibilità programmatica e quindi di senso politico che non sia il semplice andar contro una persona (la maggior parte degli Italiani se interrogati su ciò che vuole la sinistra non saprebbe citare nessuna grande issue che non sia la cacciata di Berlusconi).

E a ragionare solo di persone si finisce nel cadere nella terza tentazione: il dannunzianesimo di Vendola e Saviano.

 

Andrea Masala

Presidente ArciPluriverso

www.andreamasala.ilcannocchiale.it

masalaandrea@libero.it




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18 novembre 2010

JUST IN TIME

Dal corriere.it:




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17 novembre 2010

SAVIANO CUCCHI E BOMBE

lo so che si parlerà solo di Saviano e Maroni, che si griderà al regime, al fango eccetera. Ma a me preoccupano di più notizie come quelle qui sotto, preoccupa di più che siano molto più lontane dalla prima pagina di Ruby e Saviano:


Un'altra strage senza colpevoli
Piazza della Loggia, tutti assolti

Foto In lacrime i parenti delle vittime / Audio

Un'altra strage senza colpevoli Piazza della Loggia, tutti assoltiScagionate a Brescia le 5 persone accusate per la bomba del 1974 (foto) che costò la vita a 8 persone: "Insufficienza di prove". Revocata la custodia cautelare per Delfo Zorzi, che vive in Giappone /SCHEDA

Stefano Cucchi,  l'ultima registrazione 
"Scusate, non riesco a parlare bene"

  Stefano Cucchi,  l'ultima registrazione   "Scusate, non riesco a parlare bene"E' un sospiro di sofferenza, la voce del 31enne romano morto al Pertini sei giorni dopo l'arresto per spaccio. "Sono tossicodipendente..." di PAOLO GALLORI




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15 novembre 2010

PISAPIA E CIVATI

A milano avrei senza dubbio votato Pisapia. Un pò perché è senza bubbio una persona seria e preparata, con anni di attività politica sempre in difesa dei diritti dei più deboli. Un pò perché Boeri invece, pur essendo anche lui serio e preparato, rappresenta per me l'ennesimo episodio di un vizio che rappresenta e perpetua la debolezza della politica: l'idea cioè di prendere dalla società civile persone senza esperienza politica, l'idea di puntare su "gente che piace alla gente che piace", l'idea che si vince con candidati moderati, anzi meglio proprio indistinti. Un partito postpolitico e neocentrista che pensavo avessimo archiviato con l'ultimo congresso. Ma, come si vede, se non lo archiviamo noi lo archiviano gli elettori.

Da ciò non direi che abbia contato l'effetto Vendola, né che il caso milanese suggerisca parallelismi con quello nazionale.
Piuttosto penso che dovremmo smitizzare questo concetto delle primarie o quantomeno usarlo con grande accortezza: non è detto che si selezionino i migliori né i più adatti a vincere nella società reale. Potrebbero vincere i più bravi a mobilitare una parte ridottissima dell'elettorato (siamo sempre sul 10%) per ragioni clientelari o demagogiche.
E poi farei un ragionamento sul guppo dirigente milanese che mi pare ne azzecchi poche da ormai troppi anni, compreso il giovine Civati.
Appoggiando Pisapia il PD milanese avrebbe offerto un'immagine diversa e innescato dinamiche innovative reali e non solo d'immagine.
Ora spero che tutto il partito si metta a disposizione del candidato (che un partito non ce l'ha, visto che Vendola concepisce SEL meno di un comitato elettorale o di uno specchio in cui narcisizzarsi) per vincere.




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28 settembre 2010

Sono Padani Questi Ragli?

La secessione der somaro

(ellekappa-trilussa)Un ciuccio attempatello e  scarcagnato
-che ar cambio ormai nun vale più 'na sega-
er socio der Sovrano Re Patacca,
(quello che cià er pendaglio raggrumato
ma core appresso a tutte le patonze)
se ne sortì, grattannose la panza,
cò na frasetta pè alliscià la Lega:
"li romani, sò porci, sò ladroni e sò magnaccia!"

Pè scaccolasse via 'sta vijaccata
ed allustrasse er  popolo indignato,
li servi der Patacca fanno er coro:
ma nun è gnente, è solo 'nà frescaccia,
'na cosa detta senza la malizzia
da chi nun sa tenesse un cecio in bocca!
Ce vole propio tanta cattiveria
pè penzà che er somaro raja il vero.
Anzi, er ciuccio, a ripensacce mejo,
-informeno i scagnozzi der Magagna-
è solo un martire der libbero penziero.

E quanno torna ne la Capitale,
ve la fa vede lui Roma Capoccia,
cor fatto che ha inventato la padagna
-la gran cuccagna fonte di bisboccia
je svòta la saccoccia e se la magna.
Se va a rubbà la trippa puro ai gatti
e fa er federalismo cò l'abbacchio.

Ma li romani a  'sti buffoni a cacchio
che calano da loro a cercà rogna
ar massimo je fanno 'na scafetta,
e pe risponne ar ciuco ed ar suo rajo
-romani sì, ma mica sò cornuti-
je fanno con il voto un ber cucchiaio
e poi con carma -tranquilli, nun c'è fretta-
li vonno vède all'arberi pizzuti. 




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11 giugno 2010

PD E MASSONI

Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole Gramsci.
Gramsci. Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.
Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla "psicosi di guerra", quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.
Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere - cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi - se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad frenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa**.
Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler "conquistare lo Stato". Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria?
Poiché noi pensiamo che questa fase della "conquista fascista" sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano, e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un'analisi, anche se affrettata, della questione.
Che cos'è la massoneria? Voi avete detto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.
La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l'Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l'entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800mila.
È stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un'infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.
Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all'onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l'abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale uniforme che indichi il loro ordine religioso.
Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da "Civiltà cattolica" quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della "Civiltà cattolica", e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loro politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l'astensione parlamentare, il frenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un'armata di riserva rurale da porre contro l'avanzata del proletariato, poiché fin dal '71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.
L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l'unità spirituale della nazione italiana.
Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso 50 anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione ...
La borghesia industriale non è stata capace di frenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d'ordine del fascismo, dopo l'occupazione delle fabbriche è stata perciò questa : "I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro gli operai".
Se non m'inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano ...
[Interruzioni].
Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.
Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell'attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura.
L'elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell'organizzazione degli Stati, portando nell'attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l'attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio? ...
Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè l'impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d'opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre patria, quindi l'impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo la questione meridionale, cioè la questione dei contadini, legata strettamente al problema dell'emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere ... Interruzioni.
Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.
Gramsci. Il significato dell'emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l'alloggio e i vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare ...
Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell'interesse del proletariato.
Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell'imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'"imperialismo" italiano è consistito solo in questo: che l'operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l'Italia è solo stata un mezzo dell'espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell'Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l'Italia demograficamente è superiore alla Francia. È una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l'Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l'emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.
È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l'emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.
I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?
Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la questione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell'Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell'Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri ...
(Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l'aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.
Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal "Corriere della Sera", giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch'essi un partito.
Voci. Meno ...
Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!
Gramsci. Il "Corriere della Sera" non vuole fare la rivoluzione.
Farinacci. Neanche "l'Unità"!
Gramsci. Il "Corriere della Sera" ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le isole, e perciò altrettanto pericolosa che l'attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il "Corriere della Sera" ha sostenuto sempre un'alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L'una e l'altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le "conquiste" del Risorgimento.
Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere cosi conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La "rivoluzione" fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.
Mussolini. Di una classe ad un'altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! [Approvazioni].
Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere ...
Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all'opposizione: i Motta, i Conti ...
Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! [Commenti].
Mussolini. L'alta banca non è fascista, voi lo sapete!
Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.
Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c'è bisogno di accomodamenti.
Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva ...
Farinacci. E ci chiamate sciocchi?
Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana ...
Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.
Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l'assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell'incendio delle logge, e infine impiega oggi l'azione legislativa, per cui determinate personalità dell'alta banca e dell'alta burocrazia finiranno per l'accodarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso in condizioni di evidente superiorità.
Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! [Commenti].
Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il Partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre ...
Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia ...
Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi ...
Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! [Si ride].
Gramsci. In realtà l'apparecchio poliziesco dello Stato considera già il Partito comunista come un'organizzazione segreta.
Mussolini. Non è vero!
Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.
Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!
Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l'applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione ... per conoscerli.
Una voce. C'è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.
Gramsci. Sono meridionale!
Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!
Greco Paolo. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell'articolo.
Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente. [Rumori, interruzioni}. Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. [Interruzioni, rumori].
Farinacci. Ma allora, perchè non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!
Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l'unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all'avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi ... [Interruzioni, commenti}.
Presidente. Non interrompete?
Gramsci. Questa legge non varrà affatto a frenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.
Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C'è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un'avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini. Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l'Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani, a risolvere la questione dell'Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.
Una voce. Parli della massoneria.
Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l'urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.
Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!...
Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse !
Gramsci. Non è questa la questione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali questioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, ne con servizi di nessun genere ...
Mussolini. Non è vero.
Gramsci. ... somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell'Italia settentrionale. [Interruzioni, commenti]. Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, l'unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.
Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l'avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa. [Interruzioni]. Questa è la questione più importante nella discussione di questa legge!
Voi potete "conquistare lo Stato", potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell'organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi [interruzioni]. È molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Zankof . In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall'estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del Partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.
Mussolini. Il Partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il Partito fascista italiano!
Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.
Mussolini. Non la rappresenta?
Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.
Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.
Farinacci. Parla di Miglieli!
Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglieli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglieli se il fenomeno "Miglieli" non avesse questa grande importanza dell'indicare un nuovo orientamento delle forme rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.
Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la mercé reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa? La massoneria diventerà un'ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall'applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana.
[Interruzioni].
Presidente. Ma non interrompano? Lascino parlare. Lei, però, onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!
Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!
Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi. [Interruzioni, rumori]. Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese ... [Interruzioni].
Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!
Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo. [Commenti].

* Con questo discorso, pronunciato alla Camera il 16 maggio 1925, Gramsci intervenne contro il disegno di legge Mussolini-Rocco rivolto contro la massoneria e indirettamente contro i partiti antifascisti.
** Va sottolineato come in questo passaggio Gramsci si riferisce all'uso delle armi da parte della classe operaia in pieno regime borghese democratico parlamentare, ossia quello vigente nel 1920.




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31 maggio 2010

ITALIA-QUATAR

"Ci vestiamo come vogliamo". Via da Al Jazira

Cinque giornaliste si dimettono dall'emittente del Qatar. Che non avrebbe imposto il velo, ma un trucco più leggero.

Il monito dei sindaci italiani: 'Turisti, rivestitevi'

 Il monito dei sindaci italiani: 'Turisti, rivestitevi' Visitatori senza bon ton: se ne lamentano i primi cittadini delle città a vocazione vacanziera. Per 7 su 10, il look degli ospiti è troppo succinto. Sotto accusa anche schiamazzi e scarso rispetto per l'ambiente.




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9 maggio 2010

E HO DETTO TUTTO

inter ladri sul terrazzo.jpg




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14 aprile 2010

BERSANI NUOVO SEGRETARIO PD

C’è stato un momento stamattina in cui il dibattito post voto nel Partito democratico stava veramente “andando oltre”, per usare una formula tipica della retorica sinistrese e forse proprio per questo cara agli innovatori autonominati d’ogni epoca.

Sui giornali si piangeva la perdita di Mantova prospettando le più drammatiche conseguenze; imperavano le solite diciotto o venti interviste di Chiamparino, che fingeva di sottrarsi al totoincarichi nazionali (“È altrettanto vero, tuttavia, che oggi io sono uno degli amministratori locali più autorevoli che il mio partito ha nel paese”), dava ragione a Prodi sul suo modello di partito-confederazione guidato dai segretari regionali (una bella rivoluzione rispetto ad anni di predicazione ulivista sulla necessità di un mandato fortissimo per il segretario nazionale e sul dogma dell’identità tra la figura di segretario del Pd e quella di candidato premier), e a sua volta poco dopo veniva benedetto da un perentorio ultimatum di Cacciari (“Chiamparino segretario del Pd del nord o il Pd è morto”); era tutto un rutilare di partito del nord, rifondazioni, annunci di guerra.

E intanto cominciava una giornata che per il segretario si annunciava come una vera via crucis: prima la riunione dei segretari regionali, ringalluzziti – chissà – dalla sortita del Professore; poi il “processo” dei quarantanove senatori scontenti, che all’indomani del primo turno si erano guadagnati, con la loro lettera di lamentazioni, nientemeno che l’apertura di Repubblica sotto il titolo roboante: “Assedio a Bersani”.

Ma le apparenze ingannano: probabilmente, la segreteria di Bersani è cominciata oggi. Messo agli atti il risultato elettorale, il segretario ora deve far capire di che pasta è veramente fatto. Fin qui, com’era toccato al povero Franceschini, Bersani più che guidare un partito ha dovuto fare una campagna elettorale. Ma adesso ha l’occasione che al suo predecessore è mancata, e oggi ha cominciato a far capire alcune cose che tornerà utile sapere nei prossimi mesi.

È meglio abituarsi: tanto per cominciare il segretario non prenderà di punta nessuno. Come ha fatto con Prodi, Bersani ringrazierà fin da adesso per gli “utili contributi” al dibattito, li lascerà sfogare, incasserà gli squilli di tromba dei giornali inneggianti all’“assedio” e poi dirà la sua, come ha fatto oggi. Che il partito del nord non esiste, semmai bisogna fare un partito dell’Italia, di tutti i territori; che non è il caso di aprire una discussione nel Pd sulla forma partito e comunque non è proprio il modo migliore e più saggio per recuperare voti; che il Pd non si fa dettare l’agenda né dalla destra né dai giornali ma recuperando l’amor proprio di partito che lo ha portato alla vittoria nelle primarie le sue proposte decide lui quando e come farle, sulle riforme o sulla giustizia, e le discute nelle sedi di partito; che è giusto che la periferia sia rappresentata negli organismi dirigenti – altro che abolirli – e che per questo si può anche cominciare a modificare un po’ lo statuto approvato in piena era veltroniana, così magari si disegna anche un partito un po’ meno anarchico di quello uscito dalle penne del duo Ceccanti-Vassallo.

Intendiamoci, può sempre finire tutto a puttane: ma la partita da oggi non sarà quella che si è giocata finora.

da gertrude dati su tFP




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