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8 novembre 2008
SIAMO TUTTI ABBRONZATI
Giuro che non è per spocchia o per mania di distinguersi a tutti i costi, ma io questa vicenda dell'ennesima battutina di berlusconi la vedo un pò diversamente. Nel senso che sia la battuta che le reazioni mi pare abbiano un solo nome: provincialismo. E per corollario l'assoluta coscienza delle nostre classi dirigenti di tale provincialismo. Berlusconi infatti sa che può permettersi una battuta del genere per fini di politica italiana (provinciale appunto) senza che questo comporti significativi incidenti diplomatici. Così come pochi mesi fa parlò di una chiusura dei mercati senza che nessuna azione perdesse neanche un percentile, così come quando disse che l'Islam era una cultura inferiore per poi fare entrare Gheddafi in vitali consigli di amministrazione italiani per via di un suo altissimo manager meghrebino. Può permettersi di tutto ad esclusivo uso interno (vedremo poi quale). Come può permettersi di tutto la sinistra tutta, e imbarcarsi in un'accusa di lesa obamità, pensando così di regolare conti che non si sanno regolare con le elezioni. Come con le corna, i kapò, scendendo fino a mogli e concubine. E i molti (tutti?) soloni giornalistici a chiedersi perché non abbiamo un Obama e un McCain. Semplice: perché ci percepiamo provinciali. McCain sa di essere sul palcoscenico del mondo e di avere un obbligo direttamente derivante dalla responsabilità di esserci, pertanto usa toni e parole da classe dirigente mondiale, non può esimersi: fa parte del livello e del gioco. Alla Scala i cantanti non si prendono per i capelli, nei teatri di provincia sì. E da noi ci si prende per i capelli e per avere nelle prime pagine il proprio nome vicino a quello di Obama ognuno recita il proprio canovaccio, sempre lo stesso da quattordici (14!) anni: Berlusconi fa la battutina da liceale valtour e i professorini di sinistra a dire che non si fa agitando il ditino in aria (anche il ditino virtuale, visto che nel loro affanno di cinquantenni supergiovani sono tutti a cazzeggiare su facebook). Per questo non ci sono Obama e McCain, siamo in provincia e se pure ne nascessero andrebbero a studiare e lavorare nelle grandi città. Per questo siamo tutti abbronzati, di lampada però, da veri provinciali appunto. E continuiamo a non capire che così facendo berlusconi ha tolto alla sinistra la possibilità di gestire (e anche su questo discuterei della distinzione tra opportunità e mimetismo) il fenomeno Obama: anche ora siamo costretti a parlare (magari male, ma meglio male che eccetera) di lui. Oltre a questo Berlusconi ha messo il velo alle contraddizioni del suo governo (governicchio direi, ma questa è un'altra storia): Lega, AN e Formigoni contro la riforma di Università e Ricerca, moltiplicazione del conflitto sociale, incapacità di far fronte all'impoverimento delle famiglie... Invece riecco la sinistretta eccitarsi per l'ennesima (presunta o cercata) gaffe, tutta impegnata nella solita mozione morale contro Berlusconi. Mi sarebbe piaciuto vedere un credibile leader di sinistra, serio e benvestito, dire:-Ma sì, lo sappiamo, è la solita boutade di un premier da costacrociere che maschera così il suo malgoverno e cerca di far dimenticare il suo feeling (amore lo ha chiamato un mese fa) politico con Bush, le sue guerre e le sue crisi-. Invece tutti a correre appresso agli editoriali di Repubblica in cui si dice che le parole di Berlusconi "grondano razzismo". E nessuno che cominci a dire che il problema è che nell'agenda di Obama l'Italia verrà molto dopo del Vietnam o del Kazakistan, della Bolivia o della Nigeria (altro che BRIC e Iran!), e che proprio in virtù di questa posizione ininfluente ci si può permettere di dire tutto. Nessuno che dica che non si sacrifica il buon nome internazionale sull'altare delle polemiche interne solo perhé non c'è più nulla da sacrificare. A vederla da qui, mi pare come quando a Roma si celebravano i fasti dei Cesari e nelle province proliferavano, ridicoli, corrotti e ininfluenti, i tanti Erode. Così la nostra classe dirigente appare un teatrino di personaggi usciti dalla genialità di Alberto Sordi, circondati da professorini invidiosi ed antipatici. Detto questo, mi pare che l'uscita di Gasparri contenga un contenuto politico più grave, e bene ha fatto il PD ad appiccicare quella frase a quella faccia. Intanto c'è da essere contenti per i tanti americani che hanno preparato questa vittoria di Obama: i pacifisti, gli attivisti civili, i giovani studiosi innovativi, i neri dei ghetti che hanno cominciato un dialogo coi latinos di altri ghetti, i manager di aziende di frontiera, i lavoratori impoveriti, le madri preoccupate...L'elezione di Obama è di per sé un evento politico di portata simbolica eccezionale. Ora è da vedere se saprà esserlo anche sul piano della portata programmatica, sapendo che un successo o un insuccesso apriranno cicli opposti nella vita politica del mondo globalizzato.
Andrea Masala Costituente PD Lazio Presidente ARCI Pluriverso
| inviato da andreamasala il 8/11/2008 alle 14:18 | |
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